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31 Marzo 2009
Il Codec Cappelli a Rai International
Intervista al Dott. Claudio Cappelli Presidente
di Eco Controllo S.p.A.
Augusto Milana: Ogni tanto cerchiamo di parlare delle innovazioni tecnologiche, delle scoperte e
di tutto quello che coinvolge in qualche modo l’Italia e il “Made in Italy”. Oggi parliamo della compressione digitale: Poi vedremo che cos’è, e che domina già oggi la nostra vita e la dominerà sempre più in futuro. Dall’altra parte del microfono c’è Claudio Cappelli.
Allora, dott. Cappelli, parlando di compressione delle immagini digitali,
vogliamo volgarizzarla un poco di più? Che cosa significa se io prendo un’immagine, la schiaccio e la faccio diventare più piccola? Come avviene tutto questo?
Claudio Cappelli: “Intanto, come lei aveva prima accennato, la compressione è un fenomeno che ci circonda, anche se non ne siamo sempre consapevoli. Ad
esempio, ogni trasmissione televisiva, via internet o dal satellite ha bisogno
di compressione, perché ogni dato digitale, se non viene precedentemente compresso, di fatto, non è trasmissibile. Quindi esiste un problema. Un problema che si risolve attraverso
l’utilizzo degli algoritmi e di varie tecniche per riuscire a comprimere, a
ricostruire e a rendere efficiente un dato digitale affinché possa passare da una parte all’altra di una banda di trasmissione”.
PIU’ QUALITA’, PIU’ ABBATTIMENTO DI COSTI
Domanda: Quindi più la compressione è qualitativamente valida e più si riesce a trasmettere delle immagini di qualità più alta?
Claudio Cappelli: “Sì, senz’altro è così. In buona sostanza diciamo che nel momento in cui si riesce a comprimere meglio
i casi sono due: o si ottiene una qualità maggiore oppure si ha un abbattimento dei costi nel trasferimento dell’informazione; perché, in realtà, la banda costa, ed è poca rispetto alle esigenze. Anche se non ce ne rendiamo conto, esistono tante
cose che non riusciamo a fare, proprio per insufficienza di banda. Per esempio
si parla molto di alta definizione ma, in pratica, se ne fa pochissima, proprio
perché la banda costa mentre ne servirebbe tantissima. Se, poi, vogliamo parlare di
qualcosa che serve di più all’umanità d’altro canto, esiste, per esempio anche la telemedicina. Telemedicina significa
trasportare informazioni molto pesanti, per esempio da un grande ospedale ad un
piccolo ambulatorio. Questo, oggi, è possibile soltanto in un modo estremamente limitato. In realtà, ripeto, anche se noi non ce ne accorgiamo, abbiamo straordinariamente bisogno
della compressione, perché abbiamo estremamente bisogno di informazioni che, se non vengono ridotte, non
possono essere trasmesse. E’ un po’ come avere autostrade troppo piccole e camion troppo grandi. Nella vita reale i
camion non li possiamo rimpicciolire, mentre le informazioni, fortunatamente, sì”.
STANDARD DI COMPRESSIONE PIU’ EFFICENTI
Domanda: A un certo punto voi, la vostra società, insieme al potere pubblico, che a un certo punto è intervenuto nella sperimentazione, vi siete inventati un nuovo Codec, che cosa
significa in pratica?
Claudio Cappelli: “Noi stiamo portando avanti un progetto, che in realtà è alle battute finali, insieme al Ministero dell’Industria. Questo progetto ha portato alla realizzazione di un nuovo Codec, di
un nuovo sistema, che consente standard di compressione molto efficienti. In
base ai test effettuati, si tratta, in effetti, di standard di compressione
molto più efficienti di quelli che oggi esistono e che quindi daranno, molto
probabilmente, la possibilità di realizzare cose davvero straordinarie. Faccio un esempio tra i tanti: la
televisione tridimensionale ha il problema di dover gestire grandi quantità di dati, una cosa che un ottimo sistema di compressione può rendere sicuramente più fattibile. E poi, anche i costi, cioè gli investimenti sulla banda, diventerebbero molto inferiori di quelli che si
possono attualmente prevedere; quindi stiamo parlando di una prospettiva - che
ancora deve passare dalla ricerca alla realtà, ma che sicuramente da un punto di vista tecnologico è già pronta - davvero molto importante. Tra l’altro, noi siamo stati invitati a San Francisco, nel prossimo mese di settembre,
proprio per presentare questo nuovo codice che ha suscitato un interesse molto
ampio a livello internazionale”.
DISTINGUERE SCIENZA DA TECNOLOGIA
Domanda: Dott. Cappelli, essendo la tecnologia uno degli aspetti più rivoluzionari e in rapida crescita della nostra vita, anche a livello
individuale, dobbiamo prestare attenzione ad una difesa della nostra umanità? Dobbiamo in qualche maniera, proteggerci di fronte a un cambiamento, come
quello prodotto dalla tecnologia, che si sta forse rivelando troppo forte?
Claudio Cappelli: “Personalmente non amo la tecnologia, anche se dico una cosa che potrebbe
sembrare paradossale. Infatti, non è un caso se la mia competenza riguarda più la parte matematica, la parte algoritmica, che non quella propriamente
ingegneristica.
Secondo me avremo bisogno di più scienza e meno tecnologia, due cose che vengono considerate spesso come dei
sinonimi, ma che non lo sono. La scienza, infatti, rappresenta un momento di
consapevolezza e di conoscenza, mentre la tecnologia, nella sua
rappresentazione più materiale, non è sempre, effettivamente, dalla parte dell’uomo. Sì, un poco più di attenzione la dovremmo proprio osservare, noi esseri umani normali, se
vogliamo difenderci da questo pericolo”.
LA FASE DI INDUSTRIALIZZAZIONE
Domanda: Continuiamo a parlare di immagini: voi, avete lavorato su un progetto, che è già stato sperimentato, con risultati interessanti, da un vero e proprio consorzio,
a cui aderiscono diverse Università Italiane. Ecco, come avvengono queste fasi? Quando si avrà la certificazione che questo lavoro porterà a dei risultati definitivamente accettabili.
Claudio Cappelli: “In un certo senso la certificazione c’è già stata, perché il consorzio di cui lei parla, che riunisce tutte le Università della Campania, il CNR e altri Istituti di ricerca, ha redatto un report che
sarà presentato alla comunità scientifica con una serie di pubblicazioni, quindi questo primo livello di
certificazione già c’è. Ora più che di una certificazione – anche se ci saranno molto probabilmente ulteriori protocolli di ricerca e
ulteriori test – quello che va fatto è proprio un passaggio pratico, cioè ci stiamo avvicinando alla fase di industrializzazione”.
GRUPPI INDUSTRIALI E FONDI DI INVESTIMENTO
Domanda: Fase che sicuramente prevede grossi investimenti: Allora lì, forse, cominceranno ad esserci dei problemi, come spesso è accaduto in Italia, anche in settori innovativi. La vostra società è arrivata a questo livello di sperimentazione. Ora che cosa dovrà succedere? Dovranno intervenire dei grossi gruppi industriali che sono
interessati ad applicare tutto questo?
Claudio Cappelli: “Ci sono molti gruppi industriali, sia in Italia che all’estero, che si sono interessati a noi e con i quali abbiamo già contatti importanti, ma, per quanto ci riguarda, stiamo dando la preferenza a
fondi di investimento perché vogliamo mantenere la nostra indipendenza. E anche su questo, devo dire la
verità, siamo molto avanti. Non credo, quindi, che avremo dei grandissimi problemi
nella fase di industrializzazione. Certo c’è una tempistica da rispettare: è come se avessimo sviluppato un principio attivo di una medicina e ora si tratta
di attendere il momento in cui la medicina sarà disposizione di tutti”.
LE GRANDI ENERGIE DI NAPOLI
Domanda: C’è un particolare importante che mi piace sottolineare, in chiusura di questo
spazio che abbiamo dedicato – in una trasmissione di intrattenimento – ad un tema un tantino più complesso ma che, come dicevamo, investe e investirà sempre di più la vita di tutti noi: è il fatto che questa società ha sede a Napoli. In questo modo, la città di Napoli continua ad esprimere delle novità anche in vista di una futura presenza in un’industria che diventa sempre più importante e sempre più tecnologica.
Claudio Cappelli: “Intanto, in Italia - che spesso è molto più all’avanguardia in campo tecnologico di quanto comunemente si creda - quasi sempre
il collo di bottiglia è rappresentato proprio dal momento in cui si tenta di passare dalla teoria alla
fase di industrializzazione; questo fatto avviene ancora di più a Napoli, che è una città, da questo punto di vista, simbolica, spesso in senso negativo, ma che ha anche
grandi energie che, se si riescono a convogliare con serietà, costanza e tenacia, possono portare a risultati molto importanti.
Io sono abbastanza ottimista proprio per il fatto che quello che stiamo facendo
lo stiamo portando avanti con sufficiente prudenza e tenacia. Penso quindi che
i risultati, anche dal punto di vista pratico, saranno presto disponibili”.
Conclusioni: Bene, io vorrei concludere ricordando una fatto ai nostri ascoltatori che non lo
sapessero o che non lo ricordassero, perché non se ne parla molto. Napoli, il Mezzogiorno, sono stati nel Settecento e
Ottocento spesso all’avanguardia, addirittura molto più industrializzati e molto più innovativi del nord Italia: ricordiamo che a Napoli è stato applicato il primo trasporto ferroviario in Italia, ma parliamo anche di
San Leucio, di questo grande laboratorio, già industriale, per la lavorazione della seta e di altre innovazioni avevano fatto
di Napoli ( e per certi aspetti anche di Palermo) una città con grandi potenzialità. Poi la storia è cambiata. E’ successo qualcosa che non stiamo qui noi oggi ad analizzare, ma è bene ricordare questo passato importante e che si spera possa essere
recuperato. Grazie, quindi, dott. Claudio Cappelli e un “in bocca al lupo” per il vostro Codec.
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